Considerazioni antropoecologiche

 

Con una certa approssimazione è oggi ritenuto, dalla VE “visione evoluzionistica”, la quale si discosta dalla VC "visione creazionistica"(24), che antropologicamente la nostra linea di primati a cui apparteniamo con i Bonobo, gli Scimpanzé, Gorilla e forse qualche altra “sorella” estinta, si sia separata dalle altre scimmie ca 5/6 milioni di anni addietro, la deviazione successiva con cui VE ritiene che il genere Homo si sia separato dai colleghi primati sarebbe avvenuta intorno a 1,5/2 milioni di anni addietro (vedi tabella).

Il nostro genere si differenzierebbe dagli ultimi colleghi abbandonati evolutivamente da alcuni particolari, di cui uno oggi sarebbe ritenuto quello più sterzante dalle altre linee dei primati: noi abbiamo una capacità di linguaggio molto articolato e più efficiente che ci ha consentito, rispetto alle altre specie primate l'accelerazione nella cosidetta evoluzione. (1) (2) (8) (9) (14)

Secondo la VE numerosi antropologi ritengono quasi per certo che la nostra specie abbia avuto origine nell'area della Rift Valley in Africa [(1) (14)].

Uno dei fattori di distacco dalla dieta originaria fatta di raccolta, si è incrementato più ci si allontanava dalle zone dove il ritrovamento spontaneo di questi tipi di cibi (*), erano sempre fruibili per via delle condizioni climatiche, e questo accadeva se ci si allontanava fisicamente dell'equatore andando verso nord e verso sud, uscendo dell'area compresa tra i due tropici.

Quando la fine della scorta delle provviste non ha più permesso di sostenere una sufficiente alimentazione è molto probabile che per sopravvivere abbiamo cercato di integrare la dieta con altro come il latte di altri mammiferi, e altre proteine di provenienza animale. Successivamente per consentire la sopravvivenza in aree dove la disponibilità di cibo naturale e selvatico si limitava a qualche mese all'anno, si prese in uso anche la pratica della coltivazione di cereali più facili da conservare, e da ca 10/14.000 anni fa, è ipotizzabile che intorno allo stesso periodo sia iniziata la tecnica della selezione anche delle specie vegetali per la coltivazione delle orticole.

Cito solo per menzione: le popolazioni che sopravvivono nel ghiaccio perenne, dove si possono trovare solo pesce o carne e niente altro per tutto l'anno, subiscono rispetto alle popolazioni più meridionali una forte riduzione della loro salute e longevità.

L'opportunità, ma non l'uso certo se non a latitudini dove il cibo scarseggia per tempi lunghi, di un sensibile aumento nell'assunzione di proteine animali è ipotizzabile solo molto dopo l'inizio della scoperta del controllo del fuoco che si pensa avvenuta ca 180.000 anni addietro e porterebbe a pensare che il suo uso si possa considerare largamente diffuso solo da ca 50.000 anni.

La possibilità e non la certezza dell'uso pratico dovunque e sempre, che questa soglia proteinica non si sia potuta superare, in modo largamente diffuso dalla stragrande maggioranza degli Hominidi, che solo da pochi decenni di migliaia di anni addietro.

Fino alla datazione di ca 8/10.000 A.C. sembra ci siano pochi dubbi sul fatto che la nostra alimentazione sia stata soprattutto di raccolta (*): frutti, noci, germogli e qualche altro vegetale consumato fresco.

Possiamo constatare personalmente che se gli scimpanzé, del Gombe National park vicino a Kigoma in Tanzania sulle sponde del lago Tanganika, che convivono con i macachi e qualche altra specie di scimmie, possono essere responsabili di qualche sporadica cattura dei cuccioli delle altre specie vicine e di larve di termiti per cibarsene, possiamo pensare che anche l'homo si sia cibato sporadicamente di proteine animali. Da allora e durante tutto il percorso evolutivo che ci porta a pensare che fino ad oggi la quantità assunta è stata nelle aree della nostra origine, sporadica e in quantità infinitamente piccola rispetto alla percentuale dell'intero volume di cibo quotidianamente assunto.

 

Questa è la versione della V.E. ma sinceramente se confronto la nostra specie  con le altre presenti su questa terra mi viene spontaneo pensare che la Visione Creazionistica di Z. Sitchin ha le sue ragioni, o per lo meno si avvicina molto ad una realtà possibile. Siamo l'unica specie distruttiva in modo totale nessuna altra specie riesce ad essere cosi devastante  e non esistendo predatori che ci limitino demograficamente siamo fuori del controllo biologico, davvero mi pare che siamo di un altro mondo e guardando i nostri comportamenti se ne riflettiamo il modo di vivere è poco augurabile che sia così.

Dovremmo ringraziare per esistere in questo paradiso evitando di distruggerlo per cose e questioni caduche che in seguito non avendo trovato pace capiamo solo alla fine della nostra vita che sono inutili e nella cui ricerca di conquista anche a dispetto del rispetto per gli "altri esseri" pur bisognosi avremmo speso molta della nostra esistenza.

A qualsiasi età conquisteremo la consapevolezza della bellezza della vita nella sua unicità qui ed ora, avremo compiuto un buon compito di questa nostra esistenza.

 

Se parlo dell'alimentazione odierna con molte persone, la frase spesso ripetuta è: “noi da sempre ci alimentiamo in questo modo” questa comune affermazione sarebbe da riconsiderare alla luce di questa considerazione e cito l'esempio da un articolo di antropologia prendendo i 6 milioni di anni del probabile distacco da altre specie e lo dividiamo per le 24 ore di un giorno avremo che ogni ora dura 250.000 anni e un minuto 4166 anni, bene vedremmo che le più significative modificazioni alle nostre originarie abitudini alimentari siano individuabili solo negli ultimi 3 minuti della nostra giornata evolutiva più o meno e non prima dalle 23.57 ovvero ca 10/14.000 anni fa, in cui la mezzanotte corrisponderebbe al momento attuale.

Le due Visioni E. & C pur continuando ad essere per ora senza un definitivo riscontro, convergergono comunque nella recente storia in una realtà di cui dobbiamo tenere conto, ovvero la trasformazione repentina della nostra alimentazione, sia che siamo degli esseri creati geneticamente sia che siamo degli esseri evoluti nei millenni.

Un altro scalino ed ultimo in termini temporali, di pochi decenni addietro, e che ritengo sia stato il più forte cambiamento nella dieta quotidiana è stata l'alimentazione fornita dalle pratiche industriali sia come produzione sia per i metodi di conservazione che hanno avuto un inizio preponderante nei primi decenni del secolo scorso e che hanno modificando significativamente le nostre abitudini alimentari.

La nostra salute è cambiata, cito sempre per chi cerca la scientificità i recenti studi (3) che affermano che i tumori si generano con più facilità e quasi certezza dopo che la percentuale di proteine animali assunte nella dieta quotidiana si attesta dal 20% in su della quantità totale di cibo assunto, nelle 20 pagine dove si illustra l'esperimento si afferma che su tutti i soggetti animali a cui sono state somministrate solo un 5% di proteine animali , in associazione di alte quantità di aflatossine, non si sia sviluppato nemmeno un caso di tumore al contrario dell'insorgenza di tumori in tutti i soggetti dell'altro gruppo che avevano ingerito proteine animali per almeno un 20% in combinazione con le stesse quantità di aflatossine.



Lo stile di vita igienista sostiene che le malattie non esistono nel modo ritenuto corrente ma che queste sono solo una reazione individuale alle intossicazioni: esogena ed endogena, e se conducessimo una vita più simile ai nostri antenati progenitori potremmo godere di una felice salute ultracentenaria. (2) (10) (12) (18) Mediamente più riposo, più cibo compatibile, aria pulita, acqua pura, più esercizio adeguato, meno stress, più lentezza,….......

Questo assunto, considera il fatto che abbiamo variato la nostra dieta: con le possibili immissioni di quantità esagerate di alimenti, di alimenti non adatti ed ingeriti in inadatte combinazioni, principalmente di un abuso di proteine animali e di cereali secchi, e questi sono in uso da poco tempo, le specie animali e di vegetali (per la maggior parte ibridi) e frutti che oggi largamente consumiamo sono frutto della nostra selezione, se li abbandonassimo a se stessi molto probabilmente scomparirebbero nel giro di qualche quinquennio.

Se ritornassimo ad alimentarci più similarmente alle colleghe primate (vedi tabella), cercando inoltre di vivere una vita più felice troveremmo impossibile abitare i territori che non consentano naturalmente una fornitura di quasi tutto l'anno di frutta, noci e vegetali.

L'impossibilità di vivere in un luogo poco produttivo naturalmente (22) prende in considerazione la sostenibilità inerente al fatto che per sopravvivere decentemente fuori del paradiso occorre una quantità di energia insostenibile (4), parlo di tutta l'energia che consumiamo per la conduzione della vita così detta civile: riscaldamento, cottura cibo, allevamenti animali, coltivazione di vegetali e floricoltura, trasporti, produzioni industriali, illuminazione esageratamente diffusa, abusi nell'uso delle varie energie, e quant'altro pratichiamo per soddisfare le richieste non naturali e non necessarie alla nostra possibile vita naturale.

A chi sostiene che non basterebbe la superficie del “paradiso” che ho indicato direi che una parte vivibile di queste aree potrebbe essere resa abitabile secondo i principi citati se ci adeguassimo ad un uso di risorse sostenibile e la parte delle aree oggi abitate che non consentissero una sostenibilità di buona vita per noi umani per 12 mesi all'anno potrebbero essere dedicate alla preservazione delle foreste (21) sottraendole al commercio del legno e si potrebbe re-iniziare ad un ristabilimento del clima con il recupero anche delle aree desertificate a seguito di disboscamenti o allevamenti intensivi di animali.

Secondo me l'area più adatta a noi o la maggior parte di essa, con una certa approssimazione è individuabile tra e intorno ai due tropici, questa consentirebbe uno spazio abitabile e sostenibile secondo alcuni per non piu' di 1,5/2 miliardi di umani, ma secondo me, e facendo calcoli diversi forse potrebbe ospitare molti di più di dei 7 mld di personeoggi viventi, ma solo se condurremo una vita più “sostenibile”.

Il sistema economico e di potere attuale cambierebbe per necessità diverse, compresa la scomparsa delle malattie e tutto quello che ci gira attorno, mantenendo solo le attività di pronto soccorso e chirurgia per gli incidenti, con un prolungamento della vita attiva e in salute più vicino allo standard della popolazione degli Hunza (2) e dei Guaranì.

Teniamo conto che da diversi decenni produciamo cibo molto più del doppio del fabbisogno umano, una parte di ciò che non è consumato viene conservata ma la maggior parte viene distrutta perché non è economicamente conveniente conservarla, e va preso atto che anche questa sovraproduzione e spreco avviene per responsabilità della quota di economia appartenente ai paesi occidentali.

Abbiamo idea dello spreco legato alla produzione, consumo e distruzione di queste risorse?

Mi chiedo come si possa accettare l'ipocrisia individuale e dei “governi mondiali” di affermare di voler affrontare la fame nel mondo conoscendo questi dati della distribuzione del cibo e del processo economico che lo genera.

Il cambiamento alimentare auspicato porterebbe alla scomparsa di animali allevati ed uccisi industrialmente, e il cibo proverrebbe dagli orti e frutteti famigliari, condotti con ritmi e senza uso di alcun prodotto chimico inutile come sostiene e dimostra l'agricoltura naturale (6) (11) (14), ciò genererebbe un livello bassissimo di “eccitazione” fisica, mentale e sociale, e quindi generale, infinitamente trascurabile a confronto di quello attuale vissuto nei paesi industrializzati, con del cibo perfetto per noi e ottenuto con poca fatica, praticamente sempre disponibile, abbandonando le relazioni prendi-prendi (17) che diverrebbero lascia-lascia (7), saremmo finalmente felici della disponibilità dei frutti di questa terra là dove è possibile, senza doverci adattare a condizioni non abituali e inadeguate per noi umani, e senza debiti di risorse(4) (15).

Le parole come vicinanza, tolleranza, rispetto dell'altro (16) e dell'ambiente tutto in cui viviamo sopravanzerebbero l'urgenza di lavorare per denaro, di impegnarsi in fatue attività ludiche ma individualistiche e solo perché paghiamo qualcuno.

La moneta riprenderebbe il suo valore “biologico”(4) (15) di scambio e non quello di essere posseduta solo per sé stessa o per il potere che le si atribuisce eliminando le conseguenze negative che questo strumento genera nei rapporti umani.

Ognuno sarebbe avviato e gli sarebbe consentito fin da cucciolo di potersi dedicare all'attività o alle attività che più gli piacerebbero, (16) a cui aspira con passione, senza l'obbligo di dover lavorare per campare fino ad arrivare alla pensione magari ammalato e magari senza aver mai trascorso ad osservare in pace, con le persone care il passaggio di un tramonto all'orizzonte.

Una società dove tutti abbiano una propria attività pratica per sostenersi da un punto di vista alimentare, attività iniziata fin da piccoli e mai smessa con l'età e non esisterebbe la pensione perché saremmo autosufficienti, anche dal punto di vista alimentare vista la continua disponibilità del cibo.

L'erogazione della pensione, nella società “civile” stravolta dalla rivoluzione industriale, è soprattutto utile perché le relazioni parentali e nella famiglia allargata sono quasi estinte in certi luoghi e stanno decadendo in altri (23), e per garantire una soglia di sopravvivenza viene erogata la pensione, che nel futuro della mia visione non sarà più necessaria perché vivremo in una società dedita alla raccolta sia del prodotto naturale che coltivato, organizzata dalle felici relazioni famigliari e di comunità favorendo la trasmissione della cultura orale di generazione in generazione, senza derive individualistiche o specialistiche che sono una delle concause dello stato di degrado attuale. Quindi con maggiore salute si prolunga la vita attiva e felice di esserlo e comunque le relazioni delle comunità si potranno fare carico delle eventuali necessità dei temporaneamente disagiati di età che saranno fisicamente sani e quindi autonomi fino alla fine del cammino su questa terra.

Parlando con lo scrittore Alberto Sanza (Niente) una volta mi disse, lui lo pensava ma io la presi allora come una  provocazione: che le biblioteche dovrebbero essere messe al rogo, ma oggi sono propenso a condividere la sua "provocazione". Bisogna riaffermare la forza e il valore della trasmissione orale e dell'esempio con i fatti e non solo con le chiacchere.

Esempi rari ma attualmente esistenti sono presenti nelle culture ancorate ancora alla terra (Guarani, Hunza, Boscimani etc.) come territorio comune da rispettare e proteggere questo per la parte legata alla terra e esistono esempi in Africa di famiglia allargata (30/40 persone legate da vincoli famigliariche vivono solitamente vicini) dove i rapporti sono attivi come organismo e non come individui, se una donna muore la sorella o una cugina o una altra donna della famiglia allargata si prendono cura dei suoi figli, adottandoli e questo senza nessun tipo di conflitto.

L'Africa e' ancora lo stesso luogo dove due uomini possono camminare tenendosi per mano senza essere additati come omosessuali, perché la amicizia tra donne e tra uomini é ammessa senza cadere in ipersessualizzazioni tipiche della società industriale, ipereccitata da alimenti concentrati e gestita tramite rapporti opportunistici.

Nello stesso tempo al “lavorare” potremmo affiancare una pratica di studio iniziata in giovanissima età secondo le proprie inclinazioni e mai smessa con l'età, in una scuola parentale trasversale ed orizzontale, a cui si può aggiungere per l'approfondimento strutture dedicate alla conservazione dei saperi con informatori a disposizione che possano orientare chi vuole apprendere cose per lui nuove.

Nella mia visione non esiste un maestro che ti insegna qualcosa ma solo qualcuno che a richiesta e con sapienza ed umiltà ti mette a disposizione sue conoscenze ed esperienze in modo che tu possa trovare in te l'interesse ad apprendere ciò che ti interessa e ti appassiona, aiutandoti a intraprendere la tua strada su questa terra e non quella suggerita da altri.

Credo che siamo qui per apprendere quanto sia bella e difficile la vita fisica su questo pianeta, e fino a che non avremo appreso a poterci liberare della dualita' e del conflitto insito nei piani fisici ritorneremo qui per pagare i nostri errori nei pensieri e negli atti compiuti in questa vita o nelle vite precedenti.  (25)

Dove esista il lavorare e lo studiare fin da piccoli fino a che possiamo sopravvivere decentemente senza obblighi e solo per piacere ed in armonia con gli Altri (16) del sistema naturale, accettandone limiti e disponibilità (20) non come nel “nord” dove fino a ca 35 anni si studia e poi si smette per dedicarsi solo al lavoro che mira nella pratica a distruggere noi stessi, e tagliandoci da soli l'erba sotto i piedi, erodiamo il suolo che ci sorregge, studiare e “lavorare” fin da piccoli e mai smettere perché sarà un piacere non un dovere.



Mi auguro che prima o poi possiate vedere l'esistenza e la ricchezza di questo “luogo”, perché esiste davvero qui e oggi, in cui è inutile coprirsi più del necessario o anche meno, dove riusciremmo ad assaporare il godere dei frutti che la natura ci può offrire in modo continuo e sufficiente per il nostro sostentamento mettendoli quasi direttamente sulla nostra tavola, ad avere una maggiore disponibilità di tempo per le relazioni con i propri cari, con i vicini, con gli altri insomma, compresi tutti gli altri esseri viventi su questo pianeta e non solo, quindi meno ancorati al necessario lavorare per procurarsi del denaro per sopravvivere.

Immagino un luogo dove le cose sono semplici e non complicate da realizzare perché sostanzialmente ci sono le condizioni per realizzarle e non necessitano di crearne artificiali per raggiungere il nostro benessere.

Prendendo esempi da alcune civiltà sagge del passato, ed unendole alla eco-consapevolezza dell'era moderna possiamo ri-accompagnare un nuovo mondo più felice e che è possibile realizzare già in questa vita.


Ma davvero abbiamo così paura di poter vivere una vita così rischiosamente felice?

Se vi affidate all'universo interamente, abbandonando le paure, con i suoi tempi vi sosterra'.



Marco Lo Bianco



Bibliografia sintetica

Oltre a l'opera in sè se e' citata nel testo, volevo indicare la forma di pensiero dell'autore che e' distribuito tra le sue opere e da cui ho preso ispirazione per una riga scritta o piu' e/o un pensiero.

 

 

1)   A.AV.V. , Homo sapiens, Almanacco della scienza 1/2012 Micromega
2)   R. Bircher, Gli Hunza, LEF
3)   Campbell, The Chyna Study, Macrolibrarsi
4)   G. Della Casa, l'ecologia profonda, Mimesis
5)   P. Freire, scritti
6)   M. Fukuoka, La rivoluzione del filo di paglia, LEF
7)   L. Hide, Il dono, Bollati Boringhieri (Vedi anche opere di M.Mauss)
8)   L.Luca Cavalli Sforza, Geni popoli e lingue, Adelphi

9)   L.Luca Cavalli Sforza, Storia e geografia dei geni umani, Adelphi
10) Michele Manca scritti vari igienisti
11) Manenti e Sala, Alle radici dell'agricoltura, LEF
12) Mosseri Albert , Leggi naturali e altre opere Manca Edizioni
13) Olson S., Mappe della storia dell'uomo, Einaudi
14) Rhabbi Perre, Manifesto per la terra e per l'uomo, Adel editore
15) Georgescu – Roegen N., Bioeconomia, Bollati Boringhieri
16) J. Krishnamurti, La prima e l'ultima libertà, e altri suoi scritti, Ubaldini
17) Daniel Quinn, Hismael
18) H. Shelton introduzione all'igienismo, Edizioni Manca de altre opere
19) Levi Strauss opere varie
20) Roshi Suzuki Mente zen mente di principiante Ubaldini
21) Vandhana Shiva articolo su Yesmagazine del 2012
22) Revelli Nuto opere varie
23) Z. Bauman opere varie

24) Zecharia Sitchin opere varie

25) Harold Klemp Le Leggi spirituali

Tabella comparativa anatomo fisiologica